La biopsia liquida funziona

Nell’era della medicina personalizzata è la strategia più promettente per combattere i tumori. Agli oncologi spetta un compito da “caccia al ladro”: rincorrere un “ricercato” abile a cambiare aspetto e a muoversi velocemente, per poi individuare l’arma migliore con cui sconfiggerlo. Fuori di metafora vuol dire osservare i mutamenti genetici delle cellule cancerogene in tempo reale, nel corso della terapia e, di volta in volta, scegliere dall’arsenale dei farmaci a disposizione i più adatti alle nuove circostanze. 

Questa è la teoria, il “cosa fare”. Sul “come farlo” si stanno aprendo nuovi interessanti scenari.

Presto lo studio dei tumori, tradizionalmente effettuato con una biopsia su campioni di tessuto prelevati dal paziente, potrebbe svolgersi con un semplice prelievo del sangue. Il test consiste nella ricerca di frammenti di materiale genetico, “pezzetti” di Dna o Rna, rilasciati in circolo dalle stesse cellule tumorali. 

Si tratta della cosiddetta biopsia liquida che promette di rivoluzionare diagnosi e terapia in oncologia. E i risultati di uno studio pubblicati sul New England Journal of Medicine e parallelamente su Nature fanno ben sperare. I ricercatori hanno infatti utilizzato l’innovativa e poco invasiva tecnica per monitorare i cambiamenti del tumore al polmone di 100 pazienti arruolati in un trial chiamato Tracerx. La biopsia liquida ha funzionato, riuscendo tra le altre cose, a individuare precoci recidive della malattia. 

È il primo passo verso un nuovo modo di analizzare da vicino i tumori, più semplice, meno invasivo e che quindi può essere ripetuto più volte nel corso della terapia.  Restano ancora da valutare i costi e la concreta fattibilità, ma una volta adottato come test di routine nella pratica clinica, la biopsia liquida, permetterebbe  agli oncologi di monitorare in tempo reale i tumori e le loro mutazioni per personalizzare la terapia sulla base delle caratteristiche molecolari del tumore. Inoltre, il materiale genetico presente nel sangue permetterebbe anche di individuare la persistenza del tumore dopo l’asportazione chirurgica o scoprire la comparsa di recidive.

Non solo. Grazie alla nuova tecnica si metterebbe in moto un processo virtuoso nella ricerca oncologica. Le informazioni ricavate da un così attento monitoraggio dei tumori potrebbero essere immediatamente spedite ai centri di ricerca sul cancro. Gli scienziati avrebbero così a disposizione strumenti fondamentali per comprendere i meccanismi che determinano l’incredibile plasticità dei tumori. Queste scoperte, infine, potrebbero servire alla formulazione di nuovi anti-tumorali da consegnare nelle mani dei medici per curare i pazienti.

Fonte: http://www.healthdesk.it/